Animal Factory
Trama:
Il carcere non è uno scenario: è un ecosistema. Ron entra e capisce subito la regola: le leggi ufficiali contano fino a un certo punto, poi ci sono quelle reali — gerarchie, protezioni, debiti, violenza. Non basta “resistere”: bisogna capire a chi parlare, dove sedersi, cosa guardare senza pagare.
Bunker racconta il quotidiano senza abbellimenti: piccoli scambi, minacce sottili, alleanze temporanee, esplosioni improvvise. L’amicizia (se si può chiamare così) diventa una forma di sopravvivenza. Ma la prigione non ti lascia uguale: o ti indurisce, o ti spezza.
Recensione:
Realismo duro e senza scuse. Si sente che non è un carcere immaginato: è carne, è odore, è regola non detta. Non c’è eroismo, non c’è morale, non c’è redenzione “facile”: c’è un mondo chiuso che funziona con leggi proprie.
È una lettura scomoda, ma proprio per questo credibile. E quando è credibile fa più male.
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Autore: Edward Bunker
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