Cadavere non identificato
Trama:
La storia parte con una scena fredda, sporca, da “realtà che non si dimentica”: un container proveniente dall’Europa viene aperto e dentro c’è un corpo in condizioni tali che l’identificazione non è un passaggio, è una montagna. Scarpetta si ritrova a lavorare con il solito metodo: niente suggestioni, niente panico. Solo prove, tempi, materiali.
Ma il caso non resta un semplice “chi era”. In fretta diventa un “da dove arriva”, e poi un “chi lo vuole morto”. Il cadavere è un biglietto da visita buttato sul tavolo, e qualcuno pretende che venga letto nel modo giusto.
Sul fondo c’è anche la vita di Scarpetta in un momento fragile: il lutto e le scorie di ciò che è accaduto prima non sono passate. E questo rende tutto più tagliente, perché ogni dettaglio macabro si incastra in una mente che prova già a non cedere.
Intanto a Richmond cominciano a comparire altri segnali, altri morti, e la sensazione di “caccia” diventa più concreta. La pista porta a contatti, cooperazioni, informazioni che arrivano da fuori, e a un soprannome che fa ridere solo finché non capisci che dietro c’è un predatore reale: Loup-Garou.
Il punto, però, non è il folklore. È l’idea che qualcuno stia costruendo una narrazione con i corpi, come se ogni scena servisse a far avanzare una storia precisa.
Recensione:
Questo è un Cornwell scuro e nervoso, ma anche molto “procedurale”: non ti regala romanticismi, ti mette davanti la materia, il lavoro, la stanchezza. E funziona proprio perché non cerca di essere elegante. È un thriller che odora di formalina e di porto, con quel tipo di inquietudine che viene dal pensiero: questa cosa potrebbe essere successa davvero.
Mi è piaciuta l’aria “larga” del romanzo. Non perché diventa un action, ma perché l’indagine si apre e ti fa sentire che la città non basta più: ci sono collegamenti, passaggi, scambi, e anche frizioni tra forze diverse. E in mezzo Scarpetta resta Scarpetta: lucida, spesso sola, sempre costretta a difendere la logica mentre intorno a lei altri preferirebbero una spiegazione veloce e un colpevole comodo.
Se ti piace la serie, qui trovi un capitolo che pesa: non solo per il caso, ma per come mette Kay in un punto delicato, quasi esposto. E quando Cornwell decide di farti sentire Scarpetta “in pericolo”, lo fa senza effetti speciali: lo fa con la sensazione che il male, stavolta, non sia lontano. È già in città. E sta aspettando che tu apra un altro container.
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Autore: Patricia Cornwell
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