Il ladro di anime
Trama:
C’è una scena che Fitzek sa rendere benissimo: il luogo “protetto” che diventa improvvisamente una trappola. Qui succede in una clinica psichiatrica elegante, fuori Berlino, quando la neve comincia a cadere sul serio e la notte della vigilia chiude tutto come un coperchio.
Nel giro di poche ore, medici e pazienti capiscono che il pericolo non è “là fuori”. È dentro. Il Ladro di anime — il maniaco che da tempo terrorizza la città — potrebbe essere nella struttura, e la cosa che lo rende mostruoso non è il gesto eclatante, ma l’effetto: un “trattamento” che spezza la volontà e lascia le vittime presenti e assenti, vive ma come spente.
In mezzo a questo caos si muove Caspar. È un uomo che, già di suo, è una crepa: soffre di amnesia, non sa con certezza chi fosse prima, e ogni volta che prova a ricostruirsi gli manca un pezzo. Eppure è proprio lui a prendere in mano la caccia: non per eroismo, ma perché non ha alternative. Se resta fermo, si lascia risucchiare.
Il romanzo gioca su una tensione doppia: da una parte la clinica come labirinto (porte, corridoi, personale che non dice tutto, pazienti che dicono troppo), dall’altra la mente di Caspar che comincia a restituire frammenti, scene, dettagli che fanno male e che non arrivano mai nel momento giusto. Più il tempo corre, più diventa chiaro che la verità non è solo “dove si nasconde il killer”, ma che cosa Caspar ha dimenticato per sopravvivere.
Recensione:
Questo è Fitzek in modalità ipnotica: capitoli che stringono, atmosfera da claustrofobia invernale, e quella sensazione costante di stare leggendo con una mano sulla maniglia, pronti a scappare… ma senza sapere dove.
La cosa che funziona davvero è il tema del “furto” più cattivo: non rubarti la vita, rubarti la volontà. È un’idea che mette inquietudine perché è intima, quasi invisibile. Non ti spaventa per quello che mostra, ti spaventa per quello che suggerisce: che si possa rompere una persona senza lasciarle addosso un segno evidente.
Caspar regge bene il peso della storia proprio perché non è un protagonista “pulito”: è confuso, a tratti irritante, spesso fragile. Però è credibile. E quando i ricordi cominciano a risalire, Fitzek fa una cosa che gli riesce: trasforma la memoria in una scena del crimine, dove ogni dettaglio può essere prova… o inganno.
In breve: un thriller psicologico chiuso e nevoso, con tensione continua e un’ossessione centrale (la mente che tradisce) che ti resta addosso anche dopo.
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Autore: Sebastian Fitzek
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