Dentro il libro
La trama
Druznikov costruisce il romanzo come un pendolo. Da una parte c’è l’URSS nel pieno del culto di Stalin: intrighi di palazzo, paranoia, diplomazia fatta di sorrisi e ricatti. Dall’altra c’è il presente, con una caccia che attraversa ambienti e interessi diversissimi: agenti segreti, criminalità, faccendieri, politici, avventurieri.
Il motore è una reliquia moderna, la “Stella del Generalissimo”, e soprattutto la donna che l’ha sottratta: una fuga che, invece di chiudere una partita, l’ha aperta per decenni. Man mano che i personaggi si accodano alla pista, il romanzo diventa un carosello: alleanze che durano il tempo di una convenienza, verità a incastro, e un filo surreale che ogni tanto fa sorridere… proprio mentre alza la posta.
La trovata più spiazzante è quella meta-narrativa: l’autore non resta dietro le quinte, ma si lascia risucchiare nella trama, come se il libro dicesse apertamente: quando tocchi certi segreti, non sei più soltanto un osservatore.
La mia recensione
È un romanzo che ha due anime. La prima è la satira amara del potere sovietico: grottesca, nervosa, piena di scene che sembrano esagerate… finché non ti ricordi che la storia vera, spesso, è peggio della caricatura. La seconda è una spy story contemporanea più “larga”, affollata e volutamente caotica: ti dà la sensazione di inseguire una pista in mezzo al traffico.
Se ti piacciono i libri ordinati, con pochi personaggi e un colpevole in fondo, qui potresti fare fatica. Se invece ti piace l’intreccio che cambia pelle, che mescola politica, spionaggio e beffa, allora questo è uno di quei romanzi che si leggono come un racconto raccontato a voce: con deviazioni, accelerazioni improvvise, e quel gusto un po’ cattivo di chi sa che la Storia non è mai pulita.