Il seme del terrore
Trama:
È dicembre e San Francisco ha quell’aria sospesa da “fine anno”: luci, eventi, gente che vuole credere che il peggio sia rimasto indietro. Lindsay Boxer prova a ritagliarsi qualche giorno normale con Joe, con la famiglia, con la vita che di solito resta ai margini del lavoro. Ma la normalità, per lei, dura poco.
Dal dipartimento le arriva un’indicazione che rompe subito la quiete: un criminale che si fa chiamare Signor Loman torna a farsi sentire, e lo fa nel modo peggiore possibile: lasciando dietro di sé una scia che non somiglia a un caso “semplice”. È una pista che si muove a scatti, che sembra promettere una soluzione e poi la toglie, come se qualcuno stesse giocando con la distanza.
Intanto, dall’altra parte del Club, Cindy Thomas lavora a un pezzo che dovrebbe essere “solo” una storia: tradizioni, racconti popolari, simboli. Ma la cronaca ha un vizio: si appoggia alle leggende solo per arrivare a una realtà più dura. E quando Cindy collega ciò che sta scrivendo a un tema contemporaneo e brutale, la vicenda smette di essere curiosità e diventa urgenza.
Nel mezzo c’è il respiro tipico della serie: quattro donne, quattro sguardi, quattro modi diversi di entrare nel buio (polizia, medicina legale, giornalismo, giustizia). E, come sempre, un punto fermo: quando il Club si muove, è perché qualcosa non torna.
Recensione:
Questo episodio ha un ritmo “da feste” solo in superficie: capitoli brevi, scena rapida, quella spinta costante che ti fa dire ancora una pagina. Ma sotto c’è una tensione più sottile: l’idea che proprio nei giorni in cui tutti abbassano la guardia si possano infilare le cose peggiori.
Mi è piaciuta la doppia anima del libro: Lindsay sul fronte operativo (pressione, tempi, rischio), e Cindy sul fronte narrativo (indagine che parte da una storia e finisce in qualcosa che scotta). Il risultato è un thriller che alterna adrenalina e inquietudine, senza perdersi in spiegoni.
E poi c’è l’aspetto che Patterson (con Paetro) usa spesso bene: la città come sfondo vivo. Non “cartolina”, ma campo di battaglia. Natale non addolcisce nulla: rende soltanto più stonato ciò che succede.
In breve: un capitolo natalizio che non profuma di zucchero, ma di nervi; un Club che torna compatto quando serve; una lettura scorrevole, tesa, con un’ombra che resta anche dopo l’ultima pagina.
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Autore: James Patterson
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