La banda dei colpevoli
Trama:
La scena iniziale è di quelle che ti restano negli occhi perché sono troppo composte: una casa ben tenuta, un quartiere “a posto”, e una donna di sessantasei anni, Ines Calici, trovata senza vita nel suo appartamento. Non è solo un omicidio: è un’immagine costruita per far parlare. Imbavagliata, legata a una sedia. E soprattutto: una morte che sembra avere già una spiegazione pronta.
Gli inquirenti la trovano subito. In città circola da tempo la voce di una banda di rapinatori che colpisce i salotti buoni; dopo la morte di Ines, i furti si fermano. Per la polizia è la prova definitiva: “Hanno esagerato, è finita lì”.
Lucia Calici la pensa diversamente. Non perché ami i complotti, ma perché conosce la famiglia e sa quanto certe colpe possano indossare il vestito della rispettabilità. E poi c’è un dettaglio che pesa: poco prima di morire, Ines aveva deciso di investire quasi tutto quello che possedeva in un intervento sperimentale all’estero, una scelta enorme, piena di speranza e di possibili rancori attorno.
Lucia, invece di rassegnarsi, fa la cosa più pericolosa: paga qualcuno per guardare meglio. Chiama l’Agenzia Cantoni e, con essa, arriva Anna Melissari. Anna si ritrova a entrare in una famiglia in cui tutti hanno qualcosa da proteggere e nessuno ha voglia di essere messo sotto luce. Con lei ci sono Cantoni, Tonino e l’alano Otto: un gruppo che funziona a modo suo, tra intuizioni e inciampi.
E poi ci sono loro: i “testimoni” più improbabili, la parte surreale e irresistibile del romanzo. Animali e presenze domestiche che, nel mondo di Anna, non sono semplice contorno: diventano indizi, rumore di fondo, verità che sbucano dove meno te l’aspetti. La matassa si stringe su due fronti: quello del caso e quello privato, perché mentre Anna scava nella storia di Ines, anche la sua vita le presenta conti e rivelazioni.
Recensione:
Questo libro ha una qualità rara: sa essere leggero senza essere superficiale. È un giallo con una vena cozy, sì, ma non “caramellato”: sotto l’ironia c’è un nucleo serio, fatto di eredità, interessi, famiglie che si raccontano bene e si vogliono meno bene di quanto ammettano.
La cosa che funziona di più è il tono. Savioli ti fa sorridere e subito dopo ti rimette davanti a una domanda scomoda: quanto è facile costruire una verità comoda quando tutti hanno bisogno che sia comoda?
E l’Agenzia Cantoni, con Anna al centro, è un ingranaggio narrativo perfetto: si muove per tentativi, per intuizioni, per piccoli fallimenti che diventano svolte.
In più, l’idea dei “testimoni” animali e del microcosmo domestico non è un vezzo: è un modo per cambiare prospettiva e rendere l’indagine meno rigida, più viva, più imprevedibile. Il risultato è una lettura scorrevole, brillante, con momenti quasi teneri e altri in cui la cattiveria umana torna a farsi vedere, senza effetti speciali.
In breve: un giallo intelligente, ironico e pieno di ritmo, dove la colpa non è mai solo “di qualcuno”, ma spesso di un’intera banda di convenienze.
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Autore: Sarah Savioli
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