Ragazzi di malavita
Trama:
Non è un romanzo, ma si legge spesso come un “romanzo nero” perché la materia è quella: ascesa, violenza, soldi, territorio, e quella Roma di fine anni Settanta / inizio Ottanta in cui la cronaca si intreccia con la politica e con le zone grigie. Il libro ricostruisce la parabola della Banda della Magliana partendo da atti, inchieste, testimonianze e cronache d’epoca: non l’epica dei “ragazzi”, ma la trasformazione da rapinatori di borgata a ingranaggio criminale capace di parlare con mafia, terrorismo nero e apparati deviati.
Ci sono nomi, biografie, collegamenti, ma soprattutto un quadro: la criminalità non come folklore, bensì come sistema. Si capisce come certe scelte “minori” diventino abitudine, poi metodo, poi potere. E come, quando il potere arriva, la fedeltà diventi merce quanto la paura.
Recensione:
La forza sta nello stile: giornalistico, documentato, senza abbellimenti. È un libro che non cerca l’effetto, lascia che siano i fatti — e la loro continuità — a fare impressione. Il risultato è una lettura densa, spesso amara, che illumina il sottobosco dove nasce una criminalità capace di alzare lo sguardo e trattare “alla pari” con chi dovrebbe combatterla.
Perfetto per chi vuole capire meccanismi e contesto, non solo la cronaca spicciola. Quando lo chiudi, resta la sensazione più inquietante: certe storie non finiscono, cambiano solo forma.
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Autore: Giovanni Bianconi
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