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LA MANO DELL'OROLOGIAIO

Copertina del libro La mano dell'orologiaio
La mano dell'orologiaio

Trama:

New York si sveglia con un boato: una gru cade dall’alto, spezza la routine e accende la paura. Le prime ipotesi rimbalzano veloci (sabotaggio, terrorismo, dimostrazione di forza), ma la sensazione più inquietante è un’altra: non sembra un gesto “istintivo”. Sembra costruito. ()

È qui che entra Lincoln Rhyme. Costretto all’immobilità, Rhyme non insegue: deduce. Non corre: vede i fili. E quando comincia a collegare dettagli, la città cambia forma. Ogni elemento diventa potenziale indizio, ogni coincidenza perde il diritto di chiamarsi tale.

Sul campo c’è Amelia Sachs, che non è “gli occhi” di Rhyme per modo di dire: è una forza autonoma, capace di entrare nel rischio senza farsi ingoiare. Insieme, provano a capire se dietro al crollo ci sia davvero la mano dell’Orologiaio (Charles Vespasian Hale), un avversario che non ama l’improvvisazione e che sembra preparare qualcosa di molto più diretto. ()

Il bello (e il brutto) è che l’indagine non procede in linea retta: procede per trappole, per deviazioni, per scelte obbligate. Come se qualcuno stesse disegnando un percorso non solo per colpire la città, ma per colpire Rhyme.

Recensione:

Questo è Deaver quando decide di fare ciò che gli riesce meglio: mettere in moto un meccanismo e poi stringere i bulloni finché la tensione non canta. La premessa è potente (la gru, la città in allarme), ma la vera benzina è la dinamica classica della serie: Rhyme contro un antagonista che non si limita a scappare, ma progetta.

Mi è piaciuto il modo in cui il romanzo alterna due velocità: la frenesia della città e la calma glaciale dell’analisi. Rhyme ragiona come un artigiano della prova: toglie il superfluo, pesa ciò che resta. Sachs, invece, porta addosso il rischio fisico e l’urgenza. È un duo che funziona perché non è “armonico”: è complementare, e l’attrito lo senti.

L’Orologiaio, senza entrare in spoiler, è un tipo di minaccia che mette ansia nel modo peggiore: non perché urla, ma perché anticipa. Ti fa venire il dubbio che, qualunque cosa tu stia facendo adesso, lui l’avesse già calcolata prima.

In breve: un thriller ad alta precisione, con una New York nervosa e un avversario “da scacchiera”; Rhyme e Sachs solidi, affilati; una lettura che ti fa controllare l’orologio più spesso del necessario.

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Foto dell'autore Jeffery Deaver
Autore: Jeffery Deaver

Biografia:

Jeffery Deaver (nato a Glen Ellyn il 6 maggio 1950) è uno scrittore statunitense, celebre per i suoi thriller e romanzi gialli, venduti in oltre 150 paesi e tradotti in 25 lingue.

Uno dei suoi successi più noti è Il collezionista di ossa, da cui è stato tratto l’omonimo film del 1999 con Denzel Washington e Angelina Jolie, e successivamente la serie TV Lincoln Rhyme - Caccia al collezionista di ossa nel 2020.


Nato vicino Chicago, Deaver ha studiato giornalismo all’University of Missouri e successivamente ha frequentato la Fordham University di New York con l’obiettivo di diventare un corrispondente legale. Ha lavorato come avvocato specializzato in corporate law, prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno nel 1990.


Deaver si è fatto notare nel mondo della letteratura thriller alla fine degli anni ‘90, ottenendo il successo internazionale proprio con Il collezionista di ossa, primo romanzo della serie dedicata al criminologo Lincoln Rhyme. Il terzo libro della saga, La sedia vuota, ha ulteriormente consolidato la sua fama.

Oltre alla serie di Lincoln Rhyme, ha scritto numerosi romanzi, tra cui Il giardino delle belve, I corpi lasciati indietro e La luna fredda. Ha anche contribuito alla narrativa di James Bond, pubblicando il romanzo Carta bianca.

Innovativo nelle sue strutture narrative, ha sperimentato con October List, un romanzo in cui i capitoli sono presentati in ordine cronologico inverso.

Diversi suoi romanzi e racconti sono stati adattati per il cinema e la televisione, tra cui Il silenzio dei rapiti (diventato Ostaggi del silenzio) e La lacrima del diavolo. Più di recente, il suo libro Il gioco del mai ha ispirato la serie TV Tracker (2023), con protagonista Justin Hartley.

Considerato uno dei maestri del thriller contemporaneo, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, oltre a essere stato eletto presidente della Mystery Writers of America e successivamente Grand Master nel 2021.

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