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Trama e recensione

Pista nera

Antonio Manzini

Dentro il libro

La trama

Rocco Schiavone arriva ad Aosta come si arriva a una punizione. Romano fino al midollo, vicequestore scomodo, carattere impossibile e un rapporto molto personale con la legalità, viene spedito tra montagne, neve e silenzi dopo una vicenda disciplinare che a Roma ha lasciato il segno. Lui odia il freddo, odia gli scarponi, odia la neve e, in generale, odia quasi tutto ciò che gli ricorda di non essere più nella sua città.

Il primo caso non gli concede il tempo di ambientarsi. Sulle piste da sci viene trovato un cadavere, travolto e straziato da un gatto delle nevi. All’inizio sembra un incidente, una di quelle morti assurde che la montagna può produrre con naturalezza. Ma Rocco non crede molto alle versioni comode. Guarda male tutti, ascolta poco, ragiona parecchio. E sotto la superficie bianca della località sciistica comincia a vedere crepe: rivalità, interessi economici, bugie di paese, rapporti personali lasciati a marcire sotto la neve.

L’indagine lo costringe a muoversi in un ambiente che non gli appartiene: guide, sciatori, imprenditori, albergatori, gente che vive di turismo e immagine. Tutti sembrano sapere qualcosa, ma nessuno abbastanza da parlare davvero. Rocco si porta dietro i suoi metodi spigolosi, la sua ironia cattiva, il suo dolore privato e quella malinconia romana che non riesce a seppellire nemmeno sotto metri di neve.

Più il caso avanza, più diventa chiaro che il cadavere sulla pista non è solo un corpo da identificare: è il punto in cui si incontrano soldi, rancori e piccole miserie umane. E Schiavone, anche se vorrebbe fregarsene, è troppo bravo per farlo davvero.

La mia recensione

Pista nera presenta Rocco Schiavone senza addolcirlo. Non è il poliziotto simpatico con due difetti messi lì per colore: è scorbutico, scorretto, spesso irritante, ma vivo. Manzini costruisce un protagonista che entra subito in conflitto con l’ambiente, e quel contrasto regge tutto il romanzo: Roma contro Aosta, fango emotivo contro neve pulita, strada contro montagna.

Il giallo è solido, ma il vero centro è Rocco. Il caso interessa, certo, ma ciò che resta è il modo in cui lui lo attraversa: con intelligenza, fastidio, dolore e una capacità quasi istintiva di vedere la parte marcia delle persone. La neve, che in tanti romanzi sarebbe solo atmosfera, qui diventa una specie di nemica personale: copre tutto, ma non pulisce niente.

La scrittura di Manzini è diretta, nervosa, piena di battute secche e momenti più amari. Il romanzo ha ritmo, ma non corre a vuoto. Si legge come un noir travestito da giallo alpino: sotto l’indagine c’è sempre una domanda più sporca, cioè quanto una persona possa continuare a fare il proprio lavoro quando dentro è già altrove.

Dietro le pagine

Antonio Manzini

Antonio Manzini è uno scrittore, attore, regista e sceneggiatore italiano, ma per molti lettori il suo nome è ormai legato soprattutto a Rocco Schiavone , uno dei personaggi più riconoscibili del noir italiano contemporaneo. Nato a Roma , …

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