Gli eredi
Trama:
La prima scena è già una crepa: Laura Schrader sopravvive a un incidente su una strada sperduta. È sotto shock, confusa, ferita. Ma non è la ferita fisica a spaventare: è il modo in cui Laura alterna lucidità e panico, come se stesse cercando di tenere insieme due versioni della stessa notte. Accanto a lei, nella sua auto, restano tracce che non hanno una spiegazione semplice. ()
In ospedale, la faccenda finisce nel posto più inquietante possibile: i sotterranei, le stanze colloqui, la sensazione che ogni parola abbia un prezzo. Qui entra in gioco Frank Bennell, criminologo vicino alla pensione, che chiede supporto a Robert Winter, psicologo con cui ha già lavorato in altri casi difficili. La richiesta è chiara anche se non viene detta subito ad alta voce: serve capire se Laura sta raccontando la verità… e se la verità è sopportabile. ()
Da quel punto il romanzo si muove su due piani: quello dell’indagine (fatti, riscontri, contraddizioni) e quello della mente (paura, rimozione, memoria che si difende). Dorn gioca con la fiducia del lettore: ti fa seguire una pista, poi ti fa notare un dettaglio stonato, poi ti costringe a chiederti se stai guardando la cosa giusta.
E mentre Bennell e Winter provano a ricostruire cosa sia successo davvero, si apre un tema più grande, più sporco, più difficile da nominare: che cosa lasciamo in eredità ai più giovani, e che cosa succede quando l’“eredità” è un trauma che nessuno vuole vedere.
Recensione:
Questo non è il Dorn “solo” del colpo di scena: è un Dorn che lavora di atmosfera e di senso di colpa collettivo. L’ansia qui non nasce da inseguimenti o sparatorie, nasce dall’idea che la verità possa essere nascosta in piena vista perché fa troppo male.
Mi è piaciuto il modo in cui alterna la tensione “esterna” (cosa è successo? chi mente?) a quella “interna” (perché questa storia è così difficile da raccontare senza rompersi?). E soprattutto mi ha colpito il sottotesto: Dorn usa il thriller per portare a galla due temi pesanti e attuali, senza trasformare il libro in un manifesto. Li fa filtrare, pagina dopo pagina, finché ti accorgi che il disagio che provi non viene solo dal mistero, ma da ciò che il mistero rappresenta. ()
Se ti piacciono i thriller psicologici in cui l’orrore non è “il mostro”, ma il non detto, Gli eredi funziona benissimo: ti costringe a stare lì, nel buio, finché gli occhi non si abituano.
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Autore: Wulf Dorn
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