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IL PATTO DELL'ABATE NERO

Copertina del libro Il patto dell'Abate Nero
Il patto dell'Abate Nero

Trama:

Alghero, 13 marzo 1460. Il mare è vicino, ma non porta pace: porta rotte, contrabbando, contatti, fughe possibili e tradimenti altrettanto rapidi. In questo scenario si muove un’informazione che vale più di una nave carica d’argento: la voce di un tesoro legato a Gilarus (Gilas) d’Orcania, un nome che ritorna come una maledizione tra chi vive di affari e chi vive di segreti.

Un mercante ebreo tratta quella voce come merce delicata: non la vende a chiunque, la consegna solo a chi può pagarla davvero. E dall’altra parte c’è un uomo che rappresenta interessi solidi e pericolosi: un agente al servizio di Teofilo Capponi, pronto a trasformare un indizio in potere, un potere in ricatto, un ricatto in dominio. Ma in mezzo entra una donna che non cerca denaro: cerca risposte. Bianca de’ Brancacci è convinta che quel tesoro sia legato alla morte di suo padre e non accetta la versione comoda che le è stata servita. Per lei, il tesoro è una chiave — e chi possiede una chiave decide quali porte restano chiuse.

In questo gioco torna Tigrinus, trascinato ancora una volta in una rete più grande di lui. La sua abilità non è la forza: è la capacità di muoversi tra zone grigie, capire quando una promessa è un laccio, sentire l’odore della trappola prima che scatti. La ricerca si trasforma presto in una corsa: qualcuno vuole arrivare al tesoro per arricchirsi, qualcuno per cancellare prove, qualcuno per vendicare, qualcuno per riscrivere la propria storia. E sopra tutto resta l’ombra dell’Abate Nero, come se le sue mani fossero ancora lì a spostare pedine.

Il “patto” del titolo non è un accordo romantico: è un compromesso sporco. È l’alleanza che fai quando non puoi permetterti di essere puro, quando devi scegliere tra una verità incompleta e una menzogna utile. E mentre la posta sale, diventa chiaro che la domanda non è solo “dov’è il tesoro?”, ma “chi sarà disposto a sacrificare cosa pur di prenderlo?”. Perché a un certo punto la caccia smette di essere esterna: diventa morale.

Recensione:

Questo secondo capitolo funziona quando spinge sul lato più avventuroso e più mobile: cambio di scenari, contatti, trattative, inseguimenti, e la sensazione costante che ogni informazione sia moneta. L’Alghero di Simoni è un posto perfetto per far partire la storia: porto, scambi, identità che si mascherano con facilità. E infatti il romanzo vive di trattative: chi parla troppo muore, chi parla poco sopravvive… ma resta al buio.

Anche qui Tigrinus è il perno, perché porta nel libro una fisicità concreta: fame, paura, istinto. Ma il valore aggiunto è Bianca de’ Brancacci: la sua presenza sposta il romanzo dal “cercare un oggetto” al “cercare una verità”. E quando verità e tesoro coincidono, il rischio aumenta: non è più una caccia al bottino, è una caccia a ciò che qualcuno ha sepolto per convenienza.

Lo stile resta scorrevole, con capitoli che spingono e un buon senso della suspense. Il “patto” è una buona idea tematica: perché costringe i personaggi a mostrarsi per quello che sono, non per quello che dicono di essere. E il bello — amaro — è che in queste storie il prezzo non è mai solo il sangue: è anche ciò che si è disposti a perdere di sé.

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Foto dell'autore Marcello Simoni
Autore: Marcello Simoni

Biografia:

Marcello Simoni (nato a Comacchio, in provincia di Ferrara, nel 1975) è uno scrittore italiano noto soprattutto per i suoi thriller storici (spesso di ambientazione medievale), tradotti in numerosi Paesi.

Laureato in Lettere all’Università di Ferrara, ha lavorato per circa un decennio come catalogatore di libri presso la biblioteca del Seminario Arcivescovile dell’Annunciazione e ha pubblicato anche saggi storici (tra cui studi legati all’abbazia di Pomposa).

In narrativa esordisce nel 2007 con L’enigma dei quattro angeli; raggiunge la grande popolarità con Il mercante di libri maledetti (2011), versione rielaborata del debutto, che gli vale il Premio Bancarella 2012 e apre la saga con protagonista Ignazio da Toledo.

Negli anni successivi ha continuato a pubblicare con regolarità (anche con romanzi arrivati ai vertici delle classifiche) e ha ricevuto altri riconoscimenti letterari; la sua cifra tipica è l’intreccio tra mistero, documentazione storica e ritmo da thriller.

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