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L'EREDITÀ DELL'ABATE NERO

Copertina del libro L'eredità dell'Abate Nero
L'eredità dell'Abate Nero

Trama:

Firenze, 1459. La città è un organismo vivo: mercanti, banchieri, confraternite, potere politico che scorre come sangue sotto i portici. E proprio lì, in un luogo dove il sacro dovrebbe proteggere, avviene qualcosa che profuma di profanazione e di messaggio. Il banchiere Giannotto Bruni viene trovato morto nella cripta di Santa Trìnita, ucciso in modo netto, come se l’omicidio fosse la soluzione rapida di un problema più grande.

L’unico testimone è l’ultimo che qualcuno vorrebbe ascoltare: Tigrinus, ladro e sopravvissuto, uno che campa di furtarelli e fughe. La colpa gli viene cucita addosso con facilità: è comodo, è credibile, è già colpevole per mestiere. Ma la Firenze dei Medici non si muove solo per “giustizia”: si muove per equilibrio. E quando sul tavolo compare un dettaglio che non dovrebbe esserci — un segno, un nome, una traccia che rimanda a vecchi intrighi — il caso non resta un delitto qualunque.

Così Tigrinus, invece di finire schiacciato dal meccanismo, viene spostato da mani altissime e trasformato in strumento. Non perché qualcuno creda davvero alla sua innocenza, ma perché qualcuno ha bisogno di lui: di un uomo che sappia entrare dove altri non possono, annusare le bugie, muoversi nel fango senza farsi notare. Attorno all’omicidio prende forma una ricerca: un’eredità che non è fatta d’oro in bella vista, ma di documenti, di segreti, di un lascito che porta il marchio dell’Abate Nero.

E più Tigrinus scava, più capisce che l’eredità è una trappola. Perché non interessa a una sola fazione: interessa a chi vuole comprare il potere, a chi vuole ricattarlo, a chi vuole cancellare prove che risalgono a anni prima. Firenze diventa un labirinto di corridoi e confessioni, di alleanze provvisorie e tradimenti inevitabili. E la domanda si fa sempre più scomoda: Giannotto Bruni è stato eliminato per ciò che sapeva… o per ciò che stava per consegnare a qualcuno?

Recensione:

Simoni qui fa una cosa che gli riesce bene quando è in forma: usa la Storia non come sfondo, ma come motore narrativo. Firenze è credibile perché è sporca di interessi: non c’è “Medioevo da cartolina”, c’è un mondo dove la religione convive con l’affare, e la legge convive con il compromesso.

Il punto forte è Tigrinus: protagonista perfetto per un romanzo di intrighi, perché non è un cavaliere né un eroe “pulito”. È uno che capisce subito dove sta la trappola, ma deve entrarci lo stesso. Ha l’istinto del sopravvissuto e quella lucidità amara di chi sa che la verità, spesso, non libera: sposta i bersagli.

La tensione funziona perché cresce per strati: prima il delitto, poi la manipolazione politica, poi la caccia all’eredità, poi la sensazione che l’Abate Nero non sia solo un nome ma un’idea — un modo di controllare uomini e informazioni. Non è un romanzo che vive di un unico colpo di scena: vive di pressione, di scelte forzate, di pericoli che arrivano quando ti sembra di aver capito. E quando chiudi, ti resta addosso quella sensazione tipica dei thriller storici fatti bene: il passato non è passato, è solo ben archiviato.

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Foto dell'autore Marcello Simoni
Autore: Marcello Simoni

Biografia:

Marcello Simoni (nato a Comacchio, in provincia di Ferrara, nel 1975) è uno scrittore italiano noto soprattutto per i suoi thriller storici (spesso di ambientazione medievale), tradotti in numerosi Paesi.

Laureato in Lettere all’Università di Ferrara, ha lavorato per circa un decennio come catalogatore di libri presso la biblioteca del Seminario Arcivescovile dell’Annunciazione e ha pubblicato anche saggi storici (tra cui studi legati all’abbazia di Pomposa).

In narrativa esordisce nel 2007 con L’enigma dei quattro angeli; raggiunge la grande popolarità con Il mercante di libri maledetti (2011), versione rielaborata del debutto, che gli vale il Premio Bancarella 2012 e apre la saga con protagonista Ignazio da Toledo.

Negli anni successivi ha continuato a pubblicare con regolarità (anche con romanzi arrivati ai vertici delle classifiche) e ha ricevuto altri riconoscimenti letterari; la sua cifra tipica è l’intreccio tra mistero, documentazione storica e ritmo da thriller.

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