Doppia verità
Trama:
Bosch si è ritagliato una vita “laterale”: non è più LAPD, niente badge, niente ufficio pieno di scartoffie. Fa quello che gli riesce meglio in un modo più semplice e quasi onesto: rimettere mano ai casi irrisolti, quelli che nessuno ha più voglia di guardare in faccia.
Poi, all’improvviso, gli chiedono una mano su un delitto che non ha nulla di freddo: un omicidio recente, con una scia di dettagli che sembrano piccoli… finché non cominciano a pesare. Bosch si ritrova dentro una squadra diversa, con equilibri fragili e un tempo che corre troppo veloce per chi ama la pazienza delle prove.
E mentre prova a tenere la rotta su quel caso, ne esplode un altro, ancora più personale: un condannato da anni sostiene che la condanna sia frutto di un “lavoro sporco” di Bosch. Non un errore. Un incastro.
È qui che il libro si fa cattivo nel modo giusto: Bosch non deve soltanto risolvere un omicidio. Deve difendere il proprio nome, la propria storia, la propria idea di giustizia. E per farlo è costretto a muoversi su un terreno che odia: avvocati, strategie, attacchi alla credibilità. A un certo punto entra in scena anche Mickey Haller, e le cose prendono quella piega tesa in cui la verità non è più solo “che cosa è successo”, ma “che cosa riuscirai a dimostrare”.
Recensione:
Quello che funziona qui è l’incastro: due piste parallele che non si fanno concorrenza, si mordono. Da un lato l’indagine sul campo, dall’altro la guerra di logoramento contro chi vuole riscrivere il passato. Connelly ti mette addosso la sensazione che Bosch sia circondato: non da pistoleri, ma da dubbi, cavilli e narrazioni alternative.
Bosch è sempre Bosch: ruvido, testardo, poco diplomatico. Però qui lo vedi in una posizione più scomoda del solito, perché non può “risolverla” con una sola intuizione o con un colpo di scena. Deve tenere insieme due verità possibili, e capire quale delle due è stata costruita meglio per sembrare credibile.
Mi è piaciuto anche il tono: asciutto, concreto, senza frasi a effetto. Il libro non fa il brillante, fa il preciso. E quando arriva il momento di stringere, lo fa senza urlare.
In breve: un Bosch sotto assedio, un doppio binario che tiene alta la tensione, e un’idea centrale semplice ma feroce: non sempre la verità è quella che libera.
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Autore: Michael Connelly
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