Lame di luce
Trama:
Bosch è fuori dal dipartimento, ma non è fuori davvero. La città gli è rimasta addosso: le strade, i turni lunghi, la sensazione che certi morti non abbiano mai avuto una possibilità. È proprio questo che lo trascina di nuovo in un’indagine che ufficialmente non gli appartiene più.
Tutto parte da un nodo rimasto stretto: un omicidio che non gli dà pace e una rapina anomala, con un bottino enorme, consumata nel luogo più sbagliato possibile: un set cinematografico, pieno di luci e comparse, dove dovrebbe essere facile vedere tutto. Invece non si vede niente. E, come se non bastasse, in quell’incastro c’è anche una scomparsa: un agente federale che sembra essersi dissolto.
Bosch si muove da privato, quindi ogni porta è più pesante da aprire. L’FBI lo considera un intralcio, la polizia lo guarda con diffidenza, e la gente che sa qualcosa preferisce dimenticare in fretta. Ma una traccia tira l’altra: soldi che riemergono dove non dovrebbero, legami che portano a Hollywood e alle sue ombre, e una catena di decisioni sporche che qualcuno ha interesse a tenere sepolte.
Recensione:
Connelly fa una cosa che gli riesce maledettamente bene: prende un cold case e lo tratta come se fosse una ferita ancora fresca. Bosch non è l’eroe da copertina: è uno che si porta dietro i suoi errori e li usa come carburante. Qui, senza il badge, diventa ancora più interessante: non può ordinare niente a nessuno, non può far valere un grado, non può nemmeno fingere di essere protetto dal sistema. È un uomo e basta. E il sistema, quando non ti serve più, sa essere molto freddo.
La scrittura è asciutta, precisa, con quel ritmo da indagine vera: passi piccoli, piste che sembrano promettere e poi si sbriciolano, dettagli che tornano utili dopo cento pagine. Los Angeles non è solo uno sfondo: è una presenza, a volte luminosa e spesso marcia, perfetta per una storia che parla di soldi, potere e di quanto costa “mettere a posto” le cose.
Se cerchi un thriller che viva solo di colpi di scena, questo non è quel tipo di adrenalina. È più una pressione continua: sai che Bosch si sta avvicinando a qualcosa di grosso, e sai anche che qualcuno lo sta misurando, passo dopo passo, per capire quando farlo smettere.
In breve: un Bosch più vulnerabile e quindi più vero; una trama solida, con ombre hollywoodiane e nervi scoperti; un giallo che non ha fretta, ma non molla mai la presa.
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Autore: Michael Connelly
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