Ghiaccio nero
Trama:
Il caso nasce già “chiuso”: un detective dell’antidroga, Cal Moore, trovato morto in un motel squallido, con l’etichetta pronta — suicidio. Per il dipartimento è una soluzione comoda, quasi necessaria. Per Harry Bosch, è un fastidio che non lo lascia in pace.
Bosch percepisce subito la stonatura: l’eccesso di controllo, la presenza di figure troppo importanti, la pressione silenziosa che spinge tutti a fare un passo indietro. E quando una storia sembra scritta prima ancora di essere letta, lui fa l’unica cosa che sa fare: comincia a leggere tra le righe.
Le tracce lo portano nel mondo delle unità antidroga, dove le verità sono spesso sporche e le versioni ufficiali servono soprattutto a proteggere qualcuno. In mezzo emerge il nome di una sostanza nuova e crudele, il “ghiaccio nero”, e l’indagine scivola verso un territorio dove la linea tra poliziotto e criminale non è più netta come dovrebbe.
Bosch segue la pista senza scorciatoie, anche quando il percorso si allontana da Los Angeles e diventa più pericoloso, più personale, più difficile da raccontare in un rapporto scritto. Perché qui non si tratta solo di capire chi ha fatto cosa, ma di scoprire perché tutti sembrano così pronti a lasciar perdere.
Recensione:
Ghiaccio nero ha il passo del noir vero: non quello che “spinge” con i colpi di scena, ma quello che ti accompagna in un corridoio buio e ti fa notare ogni porta chiusa a chiave. Connelly costruisce una tensione fatta di ostacoli reali: gerarchie, reputazioni, silenzi, e quella paura tipica degli ambienti dove la lealtà viene confusa con l’omertà.
Bosch qui è già riconoscibile: solo, ostinato, allergico alle verità comode. La cosa riuscita è che non lo dipinge invincibile: lo mette contro muri che non si abbattono con una pistola o con un’intuizione, ma con pazienza e testardaggine. E ogni volta che sembra “vicino”, qualcuno prova a spostare il bersaglio.
L’atmosfera è un punto di forza: la città festiva che non scalda niente, il motel, le luci che non illuminano, e quel titolo che è una sensazione prima che un indizio. Il nero non è solo la droga: è il livello di compromesso che si annida nelle pieghe del lavoro.
In breve: un’indagine che scava dove fa male; un Bosch che non accetta di archiviare; un romanzo teso e amaro, con l’odore di bruciato che resta addosso anche dopo l’ultima pagina.
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Autore: Michael Connelly
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