La memoria del topo
Trama:
Per la maggior parte delle persone è un’overdose, una brutta fine come tante. Per Harry Bosch è un richiamo. Il morto non è uno qualunque: è Billy Meadows, un ex commilitone, uno di quelli che in Vietnam entravano nei tunnel quando gli altri restavano fuori a respirare.
Bosch si impunta perché qualcosa non torna: il posto, i tempi, le coincidenze troppo comode. E le coincidenze, Bosch lo sa, sono solo bugie ben vestite. Seguendo i dettagli, si ritrova in un’indagine che cambia forma: dal vicolo cieco di una morte “facile” a una pista che porta a un colpo studiato con una logica fredda, quasi militare, come se qualcuno avesse copiato la guerra e l’avesse riportata sotto Los Angeles.
Quando entra in scena l’FBI, la faccenda si complica: il caso diventa territorio conteso, le informazioni non circolano come dovrebbero, e Bosch capisce di non essere l’unico a guardare nel buio. A fianco (e contro) di lui c’è Eleanor Wish, agente federale intelligente, tagliente, impossibile da incasellare. Insieme cercano la stessa cosa, ma non per gli stessi motivi.
E intanto, alle spalle di Bosch, si muove un altro nemico: la macchina interna del dipartimento, pronta a bloccarlo, controllarlo, screditarlo. Perché quando un detective fa troppe domande, a volte il problema non è ciò che scopre… ma dove lo sta scoprendo.
Recensione:
Questo è il Bosch “di nascita”: ruvido, ostinato, capace di sembrare scomodo anche quando ha ragione. La memoria del topo funziona perché non è soltanto un giallo: è un romanzo che ti fa sentire la claustrofobia del passato. Il titolo non è un vezzo, è una sensazione. Connelly riesce a far pesare i ricordi senza trasformarli in monologo: li fa tornare nei gesti, nelle reazioni, nelle scelte sbagliate che Bosch continua a pagare.
La parte investigativa è solida e concreta: passi piccoli, riscontri, porte chiuse, dettagli che sembrano inutili finché non diventano indispensabili. Ma quello che resta addosso è il contrasto continuo tra ciò che è ufficiale e ciò che è vero. Bosch non combatte solo un criminale: combatte l’inerzia, le gerarchie, la fretta di archiviare.
E poi c’è Eleanor Wish: presenza magnetica, mai decorativa. Non è “la spalla”, non è “la parentesi romantica”: è una variabile che rende tutto più instabile, più umano, più pericoloso. Il loro rapporto ha quel sapore da alleanza fragile, di quelle che funzionano finché non chiedi troppo.
In breve: un esordio che ha già un’identità forte; un’indagine che scava sotto la città e sotto la pelle; un noir che non urla, ma stringe.
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Autore: Michael Connelly
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