L'educazione delle farfalle
Trama:
Serena è una donna che si è costruita da sola e non vuole etichette. Non “madre”, non “compagna”, non “fragile”. È efficace, ricca, rispettata, e a chi la giudica risponde con risultati e silenzi.
Finché una vacanza sulla neve si trasforma in una frattura. Uno chalet brucia nel cuore della notte. È il tipo di incendio che sembra voler cancellare tutto, senza lasciare appigli. Solo che l’appiglio, terribile, c’è: Aurora scompare. Le spiegazioni ufficiali arrivano subito, ordinate e rassicuranti. Serena, invece, sente che la storia è stata chiusa troppo in fretta.
E così comincia a muoversi da sola, come sa fare: ricostruisce, incrocia, insiste. Ma quello che scopre non è solo un percorso di indizi. È un corridoio pieno di porte che nessuno vuole aprire: scelte di ieri che chiedono il conto, persone che recitano una parte, e una verità che cambia forma ogni volta che provi ad afferrarla.
Più l’indagine avanza, più Serena è costretta a fare i conti con ciò che aveva sempre tenuto a distanza: la paura, l’istinto, e l’idea che amare qualcuno significhi anche non riconoscersi più.
Recensione:
Carrisi qui sposta il baricentro: non ti mette al centro “l’investigatore”, ma la ferita. Il thriller nasce dalla domanda più semplice e più cattiva: se tutti ti dicono com’è andata, e tu senti che non è vero… quanto puoi resistere prima di spezzarti?
Il personaggio di Serena funziona perché non è addomesticato. È spigolosa, spesso antipatica, a tratti lucidissima e a tratti devastata. Proprio per questo la segui: non per simpatia, ma per attrito. E l’ambientazione (la neve, la montagna, la casa che brucia) non è cartolina: è un guscio freddo che amplifica ogni scelta.
Il ritmo è quello di un’incursione: pochi respiri lunghi, molti scatti. Non ti trascina con l’azione continua, ti trascina con l’inquietudine, con quel senso di “qualcosa manca” che cresce pagina dopo pagina. È un libro che parla di maternità senza zucchero, e usa il mistero per fare una cosa più scomoda: guardare cosa resta di noi quando perdiamo il controllo della narrazione.
Se ti piacciono i thriller psicologici che lasciano segni (non solo colpi di scena), questo è il Carrisi giusto.
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Autore: Donato Carrisi
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